Marco Conti racconta...                   

 

  

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Rifugio
è una parola che qui significa
un piccolo posto sicuro,
in un mondo inquietante.
Come un’oasi in un grande deserto
o un’isola in un mare in tempesta.

(da “Una serie di sfortunati eventi” di Lemony Snicket)

9-10 giugno 2007 - Festa della Cristalliera

…un fiume di emozioni e 60 anni di storia alpinistica festeggiati al rif. Selleries..

Quando a marzo, con Massimo del Selleries, gestore encomiabile e fonte inesauribile di idee, avevamo cominciato a delineare il “progetto Cristalliera”, non avremmo mai pensato di destare tanto interesse ed entusiasmo, e riuscire a riunire in un semplice week-end molti dei personaggi più importanti legati alla storia di questa famosa montagna della Val Chisone.
Storia di alpinismo intendiamoci, storia, di quanto accaduto sulle ruvide pareti di solido serpentino che la contraddistinguono.
Gesta di un ’epoca, non poi così remote, ma certamente ben lontane dall’alpinismo dei giorni nostri…In Cristalliera si arrivava a piedi da molto lontano, e solo dopo aver cambiato un infinità di mezzi di trasporto si raggiungeva esausti il Selleries, qualcuno in bici o col trenino del Villar, poi col il bus si arrivava al Depot, da qui solamente i più fortunati potevano salire ai Sanatori Agnelli, sfruttando ancora la piccola funivia oggi in disuso; infine, una lunga sgroppata, 10-12 km. a piedi per raggiungere il rifugio… base di partenza per qualsiasi ascensione nella zona…senza pensare alle “invernali” che in quegli hanni ’60 avevano ancora un grande fascino ed un sapore epico..
Storie d’altri tempi, quando l’alpinismo pinerolese cominciava a riscattare i suoi talenti e la Cristalliera, dopo i consueti apprendimenti alle palestra di Rocca Sbarua, Cucetto e Falconera, diventava la tappa obbligata prima di compiere il grande passo fuori dalle nostre piccole montagne...
Si, perché per andare nel Bianco, in Delfinato o peggio ancora in Dolomiti, a quei tempi era come partire per l’Himalaya…
Sessant’anni di ricordi e di grandi emozioni…per una Cristalliera, che vorremmo finalmente “ritrovata” e non, come la definii nel lontano ’86, con un pizzico di amarezza, “Cristalliera dimenticata”…titolando una pubblicazione monografica in suo onore.

Una Cristalliera, da “riscoprire” non solo attraverso i protagonisti che ne hanno fatto la storia; ma anche attraverso tutti coloro che per un qualsiasi motivo, ad essa si sentono affezionati..

Ci abbiamo creduto fermamente, Massimo con l’organizzazione, e la sua immane disponibilità ed io con la passione di sempre, con i contatti e le personali conoscenze di tanti anni di assidua frequentazione e alla fine, pur con pochissimo tempo a disposizione, la festa è decollata come non ci saremmo mai aspettati, sono arrivati tutti…quasi tutti, e lo dico con un pizzico di imbarazzo... nel piazzale antistante il rifugio, avvolto nella consueta e fitta nebbia pomeridiana, insieme al gestore e a noi più giovani abbiamo a fatica retto l’emozione…
Dall’accademico Michelino Ghirardi, con la “verve” di sempre, direttamente dalla val d’Aosta , Sergio Gay da Ventimiglia, taciturno e fortissimo scalatore degli anni ’60 ed apritore di ben tre itinerari sulle pareti del torrione, poi Marco Caneparo il “prufe” instancabile macinatore di montagne d’ogni sorta, poi anche “lui”, l’immenso “Gigione” Bianciotto, arrivato a piedi nell’ultimo tratto, in una maschera di sudore, con le grandi mani che si massaggiavano lo stomaco, nel tentativo di riprendersi dalle curve del Pracatinat...e poi ancora Giuseppe Orbecchi, tra i primi pinerolesi a scoprire le possibilità alpinistiche della Cristalliera, Paulin Ghersi, Silvio Fraschia, gli accademici Giorgio Griva e Umberto Valocchi, poi ancora Ugo Griva e Fiorenzo Michelin, alcuni istruttori della “G. Bosco” di Pinerolo, tanti amici insomma legati ed accomunati, dai ricordi di questa semplice montagna, dal desiderio, sentito, di rivedersi anche solo per una sera e rivivere le emozioni di un tempo che non tornerà..

Gigione Bianciotto, Caneparo e Fraschia

La serata vola via intensissima, nell’interminabile baraonda di piatti succulenti, affettati e polenta condita con ogni ben di dio…
E’ un fiume di ricordi che scorre lento nelle parole dei “veci”, nella semplicità di una memoria mai sopita che riempie tutti di nostalgia e buonumore; “ battaglie vinte”, ritirate, fulmini e chissà quanti sogni mai realizzati…

Orbecchi e Gay

Nell’aria cupa ovattata dalla nebbia, la pioggia picchia leggera, fuori sul lastrico di pietre appena restaurato, Gigione sogna ancora, gli occhi che diventan lucidi.. i “veci” stasera sperano “…che l’induman la nebia aii fasa almenu veddi il Turriun ...”

Restava ancora da risolvere la parte più delicata e triste della serata…ovvero il ricordo di tutte quelle persone care scomparse ma sempre vive nella memoria e nel cuore dei molti amici presenti; persone che ad un appuntamento come questo non sarebbero sicuramente volute mancare.
Dai pinerolesi Dino Genero, “mente” lucida e trascinatore di grande intuito a Pierin Dassano, indimenticabile “macchietta” dell’alpinismo pinerolese e valente compagno in tantissime “prime”di grande prestigio; il fenestrellese Gigi Vignetta, scomparso prematuramente nel 2006, fortemente legato a questi luoghi, acutissimo compilatoreed aiuto redattore durante la stesura della guida Alpi Cozie Centrali del Ferreri ..poi gli “stranieri”, il fortissimo Galante esponente di punta del “Nuovo Mattino”e apritore di quel formidabile diedro che porta un nome bellissimo, “Fior di loto” a ricordo di quel particolare periodo; non ultimo Gian Carlo Grassi, professionista valsusino di fama internazionale e protagonista onnipresente nella storia alpinistica di questa montagna e non solo, dalla fine degli anni ’60 ai primi anni ’90.
A suo ricordo ci hanno raggiunto in rifugio due forti alpinisti e suoi compagni abituali in quel periodo, Elio Bonfanti e Dante Alpe omaggiandoci a fine serata di una breve e toccante proiezione in ricordo della grandissima guida valsusina. Conti e Orbecchi

Dicevamo, con un pizzico di orgoglio, una storia molto pinerolese che si ripeterà ciclicamente negli anni. Come fare a dimenticare il talento innato di “Gigione” Bianciotto, fuoriclasse affermato che condusse interamente da primo su quello spigolo che oggi porta il suo nome e chenegli anni diventerà punto di riferimento indiscusso per l’alpinismo pinerolese e non solo. Un tracciato di rara eleganza, logico, il più bello ancora oggi dell’intero torrione…La traccia indelebile di uno scalatore unico che arrampicava per puro diletto e che ci lascerà diverse pietre miliari nell’arrampicata libera delle nostre vallate.
Si dovrà attendere la primavera del ’67 per veder superare per arditezza e difficoltà l’itinerario dello spigolo, con l’apertura della mitica e tutt’ora temuta Gay-Ghirardi tracciata con audace scalata libera e pochi mezzi di protezione sulla fredda parete ovest e di cui quest’anno se n’è ricordato il quarantennale, sino ad arrivare al 1986, fine del secondo periodp classico con la via “Marco e Giuliano” ultimo itinerario logico concepito dal basso con attrezzatura tradizionale prima dell’avvento dello spit..aperto dall’accademico pinerolese Marco Conti insieme alla sua compagna Mirella in memoria dei due fortissimi scalatori, Marco Demarchi lusernese e il dott. Giuliano Sciandra pinerolese anch’essi prematuramente scomparsi nell’estate 1985 in due diversi incidenti in parete. Ghersi, Valocchi, Griva Ugo di spalle e poi Gay, Orbecchi e Griva G.

Negli anni ’90; il Torrione Centrale torna alla ribalta, con l’impronta innovatrice di Grassi e compagni, ma stavolta è lo spit a dettare le linee di salita e non più la logicità ed i punti deboli della parete…Nascono una decina di vie, alcune molto belle, altre più forzate. La non impeccabile qualità dei materiali utilizzati in apertura determinerà negli anni a venire il lento e inesorabile abbandono…

Ultima in ordine cronologico, la Super-Bianciotto del 1998 di Michelin e Bocco, un itinerario che scorre forse un po’ troppo vicino al tracciato originale, e che lo rivisita in più punti, ma che in tempi di puro divertimento per l’arrampicatore medio, ha raccolto grande fervore grazie soprattutto all’attrezzatura sicura e non troppo distanziata.

L’indomani la Cristalliera, ci concede una tregua, e al Selleries l’alba è di quelle che raramente si dimenticano; la colazione è degna dei più rinomati alberghi alpini a cinque stelle e dopo il rituale dei preparativi le “cordate” son fatte…La storia dei “veci” oggi serpeggia fra i rododendri e le distese di ranuncoli, la carovana di amici s’inerpica silenziosa sul ripido tratto iniziale ancora in ombra mentre il cielo terso è ora attraversato da onde di nuvole e lunghe strisciate il turriundi vapore…Il tempo cambierà, come oramai sentenziano le previsioni sempre più precise, ma la Cristalliera e il suo torrione si concedono in tutto il suo splendore quando a gruppetti separati ci affacciamo finalmente in vista del primo lago…Le ginocchia di qualcuno fanno sentire il peso degli anni e di immani scarpinate sui sassi delle nostre montagne; qualcheduno si siede esauto, fa una piccola pausa per risparmiare ancora qualche energia e raggiungere più tardi il secondo lago, altri non vogliono mollare, e se le gambe non sono più quelle di un tempo, il cuore ed i ricordi cancellano il sudore e la fatica e con la testa china per non perdere il passo i più caparbi staccano il gruppo per vedere ancora una volta più da vicino il colore di quella roccia che per tanti anni li ha fatti sognare come bambini..
Io, con Mire,Elio, Gloria, Max, William, Fiorenzo, Dante e due amici alle prime armi ci affardelliamonei pressi di un grande masso posto un po’ sopra il secondo lago per darci appuntamento su in cima alla Cristalliera; ripercorreremo, come già fatto tante volte, una delle vie del Torrione, e sarà un po’ come rendere omaggio a quei signori là sotto che quaranta, cinquant’anni orsono avevano disegnato e scolpito il loro nome su quelle pareti…

Giorgio e Michelino proseguono spediti fra i sassi scivolosi che conducono al Colletto e da distante, mentre risaliamo il faticoso e ripido conoide che conduce alla base del torrione, sembra vederli danzare e non dimostrare affato il peso degli anni che portano...li seguono Silvio, la moglie ed il lo simpatico cagnolino epilettico; Gian e Carla “guidano” due nostre care amiche verso la cima, Simona festeggia gli anni, è una pura coincidenza e Doris alla primissima camminata di stagione, sfoggia un paio di sfavillanti scarponi…

Michelin e Ghirardi

La nebbia ci avvolge, la solita immancabile nebbia del Selleries, Fiorenzo attacca la sua via seguito da Elio e Gloria, Max e William il diedro Caneparo, Mire ed io sul Bianciotto…le vie sono ancora viscide, scivolose dalla pioggia della notte, ma la roccia è ruvida, ben appigliata e poco importa se di lì a poco, nei diedri terminali, comincia anche a grandinare…Oggi è la festa della Cristalliera, si arriva in cima, è d’obbligo passare di lì…

Ai laghi, oramai ben inzuppati, il cielo si squarcia, il torrione emerge finalmente dalle nebbie in tutto il suo splendore con le lame di luce che inondano la parete ovest...è a quest’ora del giorno che coloro che sanno “leggere” la pietra cominciano a sognare, le ombre si fanno più nette e le fessure che tagliano la roccia sembrano linee geometriche disegnate ad inchiostro…Il Torrione Centrale della Cristalliera diventa un libro da leggere, una grande pagina di storia fra le tante, che hanno reso importante il nostro andare in montagna;
grazie a tutti, e speriamo veramente…arrivederci al prossimo anno

 

Marco Conti

 

 

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ultima revisione: 13/04/2010                                                                                      

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