Nirekha Peak                   

 

  

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Rifugio
è una parola che qui significa
un piccolo posto sicuro,
in un mondo inquietante.
Come un’oasi in un grande deserto
o un’isola in un mare in tempesta.

(da “Una serie di sfortunati eventi” di Lemony Snicket)

 La Salita al Nirekha Peak

Diario di una grande avventura

16 ottobre 2007 si parte.

Emozione e tensione si mescolano creando un irreale sensazione di cosa ci aspetterà.

Tiziano è la prima volta che affronta una spedizione alpinistica extraeuropea, e sinceramente non so se sia più l’incoscienza o il raziocinio a farci desiderare una salita di questo genere.

Si parte.

Il viaggio si rivela subito lungo ed estenuante, 12 ore di volo fino a Bankog e poi ancora 4 fino alla meta, Kathmandu, dove arriviamo il 17 di ottobre.

Neanche il tempo di riprendersi e subito dobbiamo ripartire alla volta di Lukla con un aereo che non ci entusiasma molto. Lukla si trova a 2850 metri di quota ed è la base di partenza di tutti i trekking che si dirigono all’Everest e alle montagne circostanti. Mi chiedo che cosa ci aspetta.

18 ottobre.

Neanche il tempo di bere un tè e subito inizia il lungo cammino per l’avvicinamento al campo base del Nirekha Peak. Non è tanta la strada che dobbiamo percorrere oggi, circa un paio d’ore, ma questa già basta per stancarci. Sono tre giorni che non riposiamo.

Arriviamo a Phakding, 2591 metri, andiamo bene abbiamo anche perso quasi 300 metri di quota.

Sarà la stanchezza, la voglia di riposare la fatica accumulata per il viaggio che subito ci addormentiamo in un sonno profondo. Il lodge è abbastanza carino e confortevole, mi aspettavo di peggio.

Con noi abbiamo tre portatori: Raz Cumarray Ray, Gybonn e Mayndral, tutti ragazzi giovanissimi, umili e simpatici tutti di fede buddista; e la guida trekking Ram Cumarray Rai, anche lui di fede Buddista.

19 ottobre

Oggi, dopo il meritato riposo, ci aspetta una lunga marcia per salire fino a Namche Bazar a 3440 metri di quota. Il sole e un cielo cobalto ci elettrizzano dandoci una carica inspiegabile, tanto che, dopo solo 4ore di cammino ininterrotto ci ritroviamo catapultati nel paese patria degli sherpa. Siamo a Namche. Qui resteremo per due giorni per far acclimatare il corpo alla quota prima di proseguire verso l’alto. Ne approfittiamo per girare fra gli innumerevoli negozi e bancarelle che vendono artigianato locale. Incontriamo numerosi occidentali e anche italiani chissà dove diretti. Il Nepal ha ormai assunto i contorni di quel magico mondo tanto sognato. Fede, misticismo, spiritualità, sacralità ti entrano dentro da tutte le parti cosi come l’aria sottile che respiriamo.

21 ottobre

Di buon ora ci mettiamo in cammino con la carovana lungo i sentiero che subito si rivela ripido e affascinante al tempo stesso. Arriviamo cosi al passo Man-La 3972 m. dove abbiamo una visione superba ed intrigante della montagna simbolo del Nepal l’Ama-Dablam che con i suoi 6856 metri svetta regina su di una miriade di montagne circostanti, in un cielo che va offrendo scenari sempre nuovi e suggestivi.

Le foto si sprecano. Arriviamo a Phortse Tenga dove ci fermiamo per la pausa pranzo.

Tiziano prende uno dei piatti tipici del Nepal, i momo, una specie di ravioli italiani, ma tutt’altro si rivelano. La nostra meta di oggi è Dole 4040 m.. Vi arriviamo alle 16.00 circa.

22 ottobre

Le piogge estive si sono lasciate alle spalle un timido verde là dove tutto è arido per buona parte dell’anno. Meta di oggi è Machhermo 4410 m.. Si sale finalmente. I polmoni lavorano come mantici di un’antica forgia, l’apparato muscolare risponde bene allo sforzo richiesto mentre la mente è libera da qualsiasi pensiero se non quello di salire salire salire. Alle 11 circa intravediamo in lontananza il Cho-Oyu, la “Dea del Turchese” come viene chiamata dai tibetani, che con i suoi 8201 metri è la sesta montagna più alta della terra. La guida mi dice che da Gokyo è possibile vederlo tanto bene da distinguerne ogni piega, ogni cresta, ogni anfratto del suo carattere e tutta la sua elegante linea scolpita nel blu del cielo con le nubi che si divertono a giocare con il sole. La fatica del primo giorno è ormai un ricordo e il cammino diventa ogni giorno una scoperta, una voglia di conoscere, una voglia di salire. Arriviamo cosi a Machhermo.

23 ottobre

Dopo 5 giorni di cammino ci sentiamo abbastanza acclimatati. Si parte destinazione Gokyo a 4790 metri. Il dislivello non è tanto ma la lunghezza della tappa ci impone di camminare lentamente lentamente. Partiamo alle 8.00 circa sempre con il tempo dalla nostra parte. Mi chiedo se anche il giorno della salita in vetta sarà cosi. Speriamo. Appena passato il villaggio di Pangkha una scala di sassi, dove un gradino non è mai uguale all’altro, ci porta in un ambiente sempre nuovo e suggestivo, siamo sul fronte del ghiacciaio che scende dal Cho-Oyu il Lungsampa Glacier 25 km di ghiaccio e sassi.

Appena oltrepassato questo villaggio incontriamo il primo dei laghi di Gokyo. In tante escursioni non mi è mai capitato di vedere un lago cosi blu che all’orizzonte l’acqua si confonde con il blu del cielo tanto da non distinguere la linea dell’orizzonte. Neanche dopo mezzora di cammino e siamo al secondo lago, più grosso del primo, più blu e più bello. Il Cho-Oyu specchiandosi in questo lago sembra una Dea, “La Dea del Turchese” appunto. Con il cuore che batte e le gambe che vanno arriviamo a Gokyo. Siamo in anticipo con la tabella di marcia quindi ci fermeremo qui due giorni e ne approfittiamo per salire il Gokyo-Ri una vetta di 5460 metri.

24 ottobre

La notte è passata tranquilla anche se la quota comincia a farsi sentire. Sempre di buon ora ci incamminiamo verso la vetta del Gokyo-Ri non sapendo cosa e come sarebbe andata. Il passo e molto lento ma costante. Io sono davanti, appena dietro la guida e Tiziano, si sale arriviamo a 5000 metri. Questa salita non era contemplata nel programma, ma si rivelerà molto utile per l’acclimatamento per i prossimi giorni. Mi fermo un attimo,alzo gli occhi e rimango di stucco. L’Everest è li proprio davanti a me; imponente maestoso altissimo.

Che alto dire? Nessuna penna illustre, nessun pennello di pittore può descrivere una simile meraviglia. La montagna parla al nostro spirito con voce appena sussurrata, eppure potente come un rombo di tuono. È il linguaggio dell’invisibile alcuni giorni fa al monastero di Thyangboche un saggio monaco di questo paese mi ha detto che non occorre viaggiare per avere la consapevolezza dell’universo, perché essa nasce dentro di noi, e ogni luogo fisico che il nostro corpo può raggiungere perde significato rispetto ai luoghi dove il nostro spirito illuminato potrebbe arrivare. Quanta saggezza!! ma è altrettanto vero che, noi creature imperfette, possiamo trarre dalle bellezze di questi scenari una valida chiave di lettura per comprendere l’essenza di noi stessi e di ciò che ci circonda.

Chiudo per un istante gli occhi e posso udire la voce nascosta della montagna che, se ascoltata con le orecchie, sembra semplicemente rombo di valanghe, vento tra le rocce, crepe di ghiacciai. Il mio cuore adesso sente invece un messaggio più intimo che sussurra “sii felice….”

E con questa felicità arriviamo in vetta.

Dopo le foto di rito scendiamo a Gokyo dove i nostri portatori sono già pronti, infatti oggi proseguiremo fino a Thag-Na, ultima tappa prima di salire al Campo Base del Nirekha.

25 ottobre

Oggi riposo a Thag-Na in attesa dell’arrivo di Pancha-Ray la guida sherpa

26 ottobre

La tappa di oggi riporta alla piana desolata dove istalleremo il campo base. C’è un pò di tensione stiamo aspettando la Panca-Ray la Guida sherpa che non arriva. Cummar la guida trek mi avvisa che Pancha-Ray ci raggiungerà al campo base nel pomeriggio. Partiamo. Il sentiero è lo stesso che sale al Chola Pass, il passo che mette in comunicazione la valle di Gokyo con la valle del Khumbu.

Arriviamo al bivio e saliamo a sinistra dove il sentiero sale scende come in una giostra e non si arriva mai. Finalmente dopo 7 ore di marcia su infinite pietraie e dopo circa 25 km arriviamo alla base del versante sud-ovest del Nirekha. Un luogo questo tanto desolato dove vento, quota e chissà cos’altro fanno venire il desiderio di casa. Montiamo la tenda mensa, la tenda cucina, la nostra tenda e quella della guida. Alle 16.00 arriva la nostra guida sherpa dopo un breve breefing stabiliamo che domani saliremo io e lui per attrezzare la via con corde fisse e tutto il resto.  Ci spiega che sarà un lavoro duro e lungo ma anche divertente. Lui è già stato in vetta a questa montagna ma mai da questa via, quindi qualche dubbio rimane. Speriamo bene. Alle 18 ceniamo mentre i portatori circondano il nostro campo con le classiche bandierine di preghiera; questo oltre che allietare la visione riempie l’aria di spiritualità. Si cimentano anche in un rito buddista per ricevere la benedizione degli Dei per la nostra spedizione. Alle 20.00 tutti a letto domani la giornata sarà alquanto pesante soprattutto per me che salgo, Tiziano si riposa a lui toccherà dopodomani.

27 ottobre

Alle 4.00 suona la sveglia, ho freddo chiamo Tiziano e lo saluto. Lui accende la radio e mi incoraggia.

Alle 5.00 parto con la guida sotto un cielo stellato. Siamo carichi come muli di corde, chiodi e quant’altro serve per attrezzare la via.

Dopo un’ora siamo all’attacco del ghiacciaio. Il percorso si rivela subito più impegnativo di quanto già si sapeva. Un muro di ghiaccio alto una trentina di metri è il primo dei tanti ostacoli. La guida parte e in un battibaleno arriva sulla sommità del muro lancia la corda e grido “go my friend” . Salgo è uno spettacolo unico e un’emozione grande lavorare con queste guide. Dopo infiniti pianori e muri di ghiaccio arriviamo all’attacco della cresta finale siamo a 6050 metri circa. Sono le 15.30 la guida mi dice: “ok la via è aperta, vuoi salire in vetta?” gli chiedo quanto tempo manca, mi risponde circa due ore. Decido forse per eccesso di prudenza di scendere anche se la voglia e la forza c’è, ma penso anche che dopo il lavoro fatto non vorrei rovinare il tutto facendo una cazzata per uno sfizio personale. Se ci sarà tempo saliro nei giorni successivi.

Scendiamo arrivando cosi alle 20.45 al campo base dove la comitiva ci attendeva con ansia visto il buio. Entro in tenda ho un freddo tremendo mi provo la febbre: 38,5, prendo subito alcuni farmaci mangio qualcosina e poi subito nel sacco a pelo chiedendo a Tiziano di salire da solo con la guida domani, gli dico anche che la via è bellissima e tutta attrezzata. Mi addormento subito.

28 ottobre

Alle 10.45 la montagna è vinta. Tiziano mi chiama via radio e grida “vetta vetta vetta”.

È fatta il gioco di squadra ha dato i sui frutti. - Partiti alle 4.30 dopo 6 ore di marcia sono riuscito a vedere gli orizzonti della parte opposta del Nirekha - , commenta Tiziano al suo rientro al campo base, - una soddisfazione immensa, avevo voglia di piangere ma non ce l’ha fatta e allora piango qui al campo base - .

Chiamo la guida e gli dico che non me la sento di affrontare la salita all’indomani, gli dico che sono contento cosi e lo ringrazio per quello fatto.

29 ottobre

Oggi  smonteremo il campo e faremo rientro lungo lo stesso percorso fatto fin qui nei giorni scorsi.

Rientreremo di nuovo dopo 16 giorni di silenzi nella caotica  Kathmandu da dove siamo partiti.

Potrei parlare ancora di tante altre cose, delle notti passate al campo base, del cammino per tornare indietro, gli ultimi villaggi attraversati, le feste, i balli, gli ultimi passi sul sentiero, la strada asfaltata, Namche, Lukla, Kathmandu, il volo, arrivederci Nepal.

7 novembre

Kathmandu. Mentre cammino osservo le persone nel loro vivere quotidiano; sono passati solo tre giorni da quando siamo rientrati da quel mondo dove vento e silenzi regnano indisturbati; dove il misticismo si fonde con la mitezza della gente, quella gente dai visi scolpiti dalle rughe che con i loro sguardi attoniti sembrano penetrarti fino in fondo….

Sicuramente ci siamo sentiti tutti migliori, anche se per poco tempo e di certo abbiamo provato  quell’ebrezza fisica e spirituale che solo vivendo queste realtà può capitare di conoscere.

Qui più che in qualsiasi altro paese al mondo esiste ancora un dio da pregare per ogni ricorrenza, qui si ha ancora la sensazione, vera più che giustificata, che le diverse fedi e le diverse etnie, sussistano una accanto all’altra in un pluralismo esemplare.

Il Nepal non è certamente solo Kathmandu, ma per noi, come per tutti i trekkers, è stato l’importante punto di partenza e di arrivo del nostro viaggio. Kathmandu, questa parola suona come uno slogan, una forma rituale che sentita una volta non si scorda più.

In mezzo ad una grande valle chiusa dalla catena himalayana, la capitale del Nepal, benchè in rapido disordinato mutamento, è ancora la città mitica simbolo del “chissà dove”.

Camminando per la città in mezzo a tutta quella confusione tra vicoli stretti brulicanti di umanità, venditori, storpi, monaci buddisti e brahamiri, rishaw e clacson di motociclette, ricca di piazze affollate di piccoli templi e variopinti negozi, tra i quali è normale vedere una vacca sacra che ne blocca completamente il traffico, Kathmandu ti permette di assaporare un mondo antico e rarefatto che sta per scomparire definitivamente.

Ricordo che appena arrivati in Nepal l’impatto con la città ci lasciò allibiti e senza parole; ma non si ebbe il tempo di realizzare veramente dove ci si trovava poiché dovemmo partire subito per il trekking.

Dopo un lungo periodo trascorso tra il silenzio delle valli himalayane, questi ultimi giorni trascorsi nel caos sono stati allo stesso tempo esasperanti e tonificanti, sicuramente, come tutto il viaggio, indimenticabile per tutti.

Inutile, le immagini oramai si accavallano, i ricordi si confondono. Avrei voluto comunicarvi,amici, un fardello di emozioni più che un diario di viaggio.

Grazie ai nostri portatori, alla nostra guida e poi ancora grazie al cuoco, grazie a Tiziano il cui entusiasmo era ed è sempre contagioso, grazie alle splendide persone che abbiamo incontrato sul cammino, grazie ai bambini con i loro occhi grandi e sempre sorridenti, grazie a tutti di cure per aver dato fiato e calore ad un altro splendido sogno.

Grazie Nepal a presto….

Massimo Pastorelli

Tiziano Borgia

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ultima revisione: 13/04/2010                                                                                      

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